Differenziando: Imballaggi: Piccoli passi verso la soluzione

Redazione 3 novembre 2017

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Imballaggi: Piccoli passi verso la soluzione

 

I dati 2016 sulle raccolte differenziate, evidenziano che nei comuni serviti da AER Spa sono state raccolte oltre 2 tonnellate di imballaggi in sola plastica. Tale quantità conferita e raccolta, grazie alla buona volontà dei cittadini, è stata indirizzata al recupero di materia grazie al lavoro che viene svolto a Revet Spa, azienda che si occupa della gestione integrata del ciclo della plastica in cui vengono selezionati gli imballaggi e i contenitori di politilene, polistirolo, tetrapack e alluminio, al fine di poterne fare nuovi oggetti come utensili da cucina, sedie tavoli, panchine etc.

Materiali realizzati con plastica riciclata. Risultati importanti questi, cui si sommano scoperte interessanti come quella recente fatta dalla biologa italiana Federica Bertocchini. La ricercatrice, grazie all’hobby dell’apicoltura, ha scoperto un bruco che mangia la plastica: una larva della “Galleria mellonella”. Il bruco sembra in grado di cibarsi della plastica come se fosse un piatto di pasta e sembra essere la boccata d’aria fresca di cui avevamo bisogno. La larva però, dopo il banchetto di polietilene, lascia un residuo tossico, che i ricercatori stanno ancora analizzando e verificando. Sperando che il bruco rappresenti al soluzione ideale per lo smaltimento degli imballaggi ad oggi è sempre e comunque necessario l’impegno di tutti. Infatti, l’estrazione dell’enzima digerente del bruco potrebbe richiedere ancora degli anni per essere ultimata e, nel mentre, la politica di riciclo e riutilizzo non può essere messa da parte, in primis perché i livelli dell’inquinamento derivante da plastiche aumentano sempre più ed hanno creato moltissimi danni a livello mondiale.

I problemi in “casa nostra”. Sul tema in Italia/Europa è stato avviata, nel 2016, una campagna di monitoraggio triennale dei mari, cui hanno aderito 9 enti di ricerca degli stati affacciati sul Mar Adriatico, per studiare la spazzatura marina in “casa nostra”. I risultati forniti dal resoconto del primo anno (2016), sono allarmanti. Secondo le ricerche tra i granuli residui della sabbia il 91% è plastica; in media su ogni Km2 quadrato di acqua galleggiano 332 rifiuti (di cui il 40% sono in plastica) e sul fondale marino in ogni Km2 il 27,8% sono pezzi di plastica vari. Tutto questo inquinamento è dovuto senza dubbio alla vicinanza con i grandi centri urbani oltre che, in Italia, alla foce del Po che trascina con sé tutti i rifiuti raccolti lungo il suo corso. Perché vengono trovate così tante plastiche in mare? Perché hanno tempi di disfacimento molto lunghi, se abbandonate nell’ambiente. Pensiamo che in media una bottiglia di plastica impiega 450 anni per essere smaltita, un sacchetto di plastica dai 100-1000 anni e una volta abbandonati rilasciano, mentre si distruggono, sostanze nocive per l’aria (rilasciando metano incentivano l’effetto serra) e per le falde acquifere (infiltrandosi nel terreno).

Iniziative intelligenti. Consapevoli delle problematiche generate dal nostro progresso sull’ambiente, numerose sono le iniziative nell’ottica della prevenzione e protezione di ciò che ci circonda. Ad esempio, gli studenti della scuola romana “Massimiliano Massimo” hanno trasformato, durante l’anno scolastico 2016/2017, dei tappi di plastica in protesi, realizzate con stampa 3D. Il kit ultimato è stato, in un secondo momento, mandato a due ospedali africani, per aiutarne la sanità. L’uso e il riutilizzo possono diventare una risorsa per chi non ha mezzi e supporti; la “seconda vita” degli oggetti oggi è realtà, per questo è importante conferire correttamente tutti i rifiuti! Nel 2016, l’architetto belga Vincent Callebaut ha ideato il progetto “Aequorea”: un villaggio galleggiante, le cui strutture sono stampate in 3D e realizzate con Argoplast, un materiale edile ottenuto dalla fusione delle alghe con i rifiuti di plastica che inquinano nel mare. Un progetto interessante, in cui la parte degli edifici sotto il livello del mare è stata ideata e realizzata come i tentacoli di una medusa che, sfruttando le correnti marine, dovrebbero fornire energia alle strutture sovrastanti. Al momento i progettisti hanno idealmente ambientato Aequorea nel mare brasiliano e continuano le loro ricerche per sviluppare questo sogno ecologico. Nonostante ricerche e progetti indirizzati verso la riduzione e/o annullamento di rifiuti, non possiamo smettere di pensare, trovare o semplicemente seguire le modalità giuste per riciclare e preservare il pianeta.

Ecco quindi Suggerimenti da AER…
Quando si parla di plastiche, per individuarle correttamente, può essere utile leggere i simboli sugli oggetti!

Il PE (polietilene): usato per la produzione di sacchetti, cassette, nastri adesivi, bottiglie, sacchi per la spazzatura, tubi, giocattoli, etc.
Il PP (polipropilene): utilizzato per la produzione di oggetti per l’arredamento, contenitori per alimenti, flaconi per detersivi e prodotti per l’igiene personale, moquettes, mobili da giardino, etc.
Il PVC (cloruro di polivinile): impiegato per la produzione di vaschette per le uova, tubazioni e pellicole isolanti tanto che lo si trova anche tra i
muri di casa, nelle porte, nelle finestre o nelle piastrelle e, addirittura, nelle vesti di carte di credito
Il PET (polietilentereftalato): utilizzato soprattutto per le bottiglie di bibite e di acqua minerale, ma anche per la produzione di fibre sintetiche
Il PS (polistirene o meglio noto come polistirolo): usato per produrre vaschette per alimenti, posate, piatti, tappi, etc.

Per ulteriori chiarimenti e approfondimenti invitiamo gli utenti a consultare il sito, www.aerweb.it, o chiamare il numero verde (800-011895, attivo dal lunedì al venerdì, ore 9:00/19:00, sabato ore 9.00/13:00).

Redazione 3 novembre 2017