Differenziando: Tre passi da fare contro l’amianto

Redazione 10 novembre 2017

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Tre passi da fare contro l’amianto

 

Sul nostro territorio. Il problema amianto è un problema diffuso su scala nazionale e nei comuni di Dicomano, Figline e Incisa Valdarno, Londa, Pelago, Pontassieve, Reggello, Rignano sull’Arno, Rufina, San Godenzo, da anni ormai AER Spa offre un servizio al cittadino. Contattando l’azienda, infatti, è possibile per i privati cittadini rimuovere a pagamento manufatti in cemento amianto provenienti da una civile abitazione o da locali annessi (garage, cantina, soffitta, giardini), chiaramente essendo in regola con il pagamento della tariffa. Nel dettaglio gli utenti potranno rimuovere piccoli manufatti come comignoli, tubi, vasche di piccole dimensioni, fino ad un massimo di 100 kg ad utenza. Qualora necessario possono suddividere il quantitativo in più sacchi (massimo 3 sacchi). L’intervento di rimozione e di confezionamento deve essere effettuato autonomamente dall’utente senza l’ausilio di ditte terze (edili, artigiani, servizi o altro) ed il trasporto deve essere effettuato con un auto di proprietà dell’Utente. L’utilizzo/acquisto del kit è obbligatorio, al costo di circa 30,00€, e necessario per garantire la correttezza del confezionamento dei materiali. In presenza di manufatti di grosse dimensioni, come coperture, lastre e vasche dopo la fornitura del kit il ritiro viene effettuato da AER Spa, ad un costo maggiorato. Il servizio non viene effettuato da AER, ma devono essere contattate aziende specializzate, in presenza di manufatti ubicati su terreni non di pertinenza delle abitazioni (adiacenti) o comunque da superfici non sottoposte a TARI, ubicati all’interno di strutture, aree o spazi condominiali; in caso di ordinanze o ingiunzioni di rimozione da parte degli enti competenti o che richiedano la redazione di relazioni da parte di tecnici abilitati o di specifici piani di sicurezza per la rimozione. Per informazioni e maggior dettagli 800.011895 oppure www.aerweb.it.

In Italia. Già ormai da 24 anni l’amianto è stato messo al bando ma rimane diffuso in gran parte del territorio e dannoso più che mai: in Italia ancora oggi muoiono 4mila persone ogni anno per le malattie causate dall’amianto. E’ un minerale di aspetto fibroso, che viene usato in edilizia e libera, se deteriorato, fibre altamente pericolose per la nostra salute, che, se inalate, possono provocare cancro ai polmoni e asbestosi. Dal 1993 al 2012 sono oltre 21mila i casi di tumori ai polmoni diagnosticati, ben 6000 casi in più rispetto al precedente aggiornamento del Registro nazionale mesotelioma di Inail risalente al 2008. Anche le stime di CNR-Inail parlano di ben 32 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti nel nostro paese. Se su 44milla siti contenenti amianto 2.236 sono stati bonificati, 41.350 ancora aspettano la bonifica. La percentuale di amianto è alta e nonostante l’Italia, secondo l’articolo “L’Italia leader nel riciclo dei rifiuti speciali”(La Repubblica 06-07-2016: https://urly.it/21tvb), sia molto avanti nel riciclo dei rifiuti speciali, l’amianto continua ad essere la sua nota dolente, ma perché? Le cause sono svariare e differenti ma ve ne sono tre fondamentali che andremo ad analizzare: il censimento, lo smaltimento e la bonifica.

Censimento. Il Piano Regionale Amianto (legge 257/92), secondo l’ultimo aggiornamento di Legambiente del 2015, manca ancora in sei regioni (Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna), e solo 10 su 20 hanno concluso censimento e mappatura dell’amianto sul territorio. La consapevolezza delle cifre e dei problemi a cui dobbiamo far fronte è il primo passo per azzerare il “pericolo amianto”, ciò può avvenire soltanto con un coinvolgimento attivo delle regioni e di tutti gli enti sia nazionali che locali. Inoltre è necessario predisporre adeguati strumenti per una corretta sensibilizzazione e informazione sul problema, le cui procedure a molti restano oscure e ignote.

Smaltimento. Oltre ad un lacunoso censimento, in Italia, lo smaltimento è il secondo anello debole della catena, anche perché lungo la penisola sono presenti (in 11 Regioni) solo 24 impianti autorizzati a ricevere materiali contenenti amianto, le cui volumetrie di anno in anno, secondo i dati Inail, sono andate nettamente a diminuire. La scarsa presenza di impianti, dunque, comporta che il 75% dei rifiuti viaggino verso impianti esteri, portando il prezzo di smaltimento ad un livello superiore rispetto alle altre realtà europee.

Bonifica. Per contrastare i danni provenienti dall’amianto e per favorire la diminuzione del materiale sul territorio, la bonifica dei siti contaminati è essenziale. Il Governo, con la legge di stabilità del 2015, ha stanziato  €45 milioni per le bonifiche con scadenza di 3 anni, di questi 25mila € sono impegnati per Casale Monferrato e Bagnoli. I restanti 20 milioni sono disponibili per i siti contaminati più critici; a fine del 2015 sono state approvate ulteriori agevolazioni per la rimozione delle coperture in cemento amianto. Questi strumenti messi in campo sono certamente importanti ma ancora non sufficienti; dal “piano nazionale amianto”, presentato nel 2013, traspare chiaramente che ognuna delle tre cause (censimento, smaltimento e bonifica) non dovrebbe essere portata avanti separatamente, ma insieme alle altre.

Redazione 10 novembre 2017